pina

PINA E ME

Il Wuppertal Tanz Theatter è fantastico, ironico, curioso, pieno d’amore e di grande danza. MALOU AIRAUDO, splendida danzatrice francese, mi ha ricevuto per prima e mi ha portato in teatro, dentro di me c’era una forte emozione; era il mio primo impatto con una compagnia straniera. All’appuntamento con PINA BAUSCH, ricordo, c’era la sua assistente costumista e il general manager. Per mia fortuna io sono un atipico fotografo italiano, è stata la molla che ha fatto scattare a mio favore ed entrare in sintonia con PINA BAUSCH. Dopo un intenso colloquio con la coreografa, sono stato accompagnato nella sala della classe. E’ iniziato sin da subito un viaggio d’immagini tra me e la grande MUSA  del teatro-danza . Un viaggio fatto di sguardi, di attese, di leggeri click, di riposare gli occhi e di ricominciare.

Sapevo che mi sarei giocato il futuro della mia vita e quindi non scattai delle immagini bellissime, pur di non disturbare al mio primo impatto con un mondo straniero. Fu proprio questo, i tic, tra PINA BAUSCH e me, a far sì che il mio lavoro fosse apprezzato. Parlare dei suoi spettacoli e la fotografia era un mondo tutto da scoprire per me, man mano che la frequentazione si è andata sviluppando, ho capito il sogno che è in Lei quindi ho cercato di mettermi nella sua stessa lunghezza d’onda.

La libertà di esprimermi con la macchina fotografica si andava definendo sempre di più, di volta in volta che aggiungevo uno spettacolo nuovo al mio archivio, il flou, il mosso, il movimento mi hanno preso sempre di più il sopravvento, liberandomi dal vizio poco artistico del fermo immagine. Credo che il mio essere mediterraneo abbia coinciso con una forma pittorica e l’uso del colore sia predominante nel mio bagaglio culturale intellettivo. L’occhio vede soprattutto un mondo fantastico, d’amore, di odio; i temi fondamentali dell’essere umano. La ricerca nel WUPPERTAL TANZ THEATER di PINA BAUSCH è fondamentale, e per mia fortuna io sono nato alla ricerca dell’essere.
Un così vasto gruppo di etnie come la compagnia di PINA BAUSCH, ha arricchito la mia personalità e la comprensione delle diversità. Con questi presupposti dico GRAZIE alla mia MUSA ispiratrice, mia cara amica PINA, e a tutta la compagnia in tutti questi anni. Spettacoli come CAFE’ MULLER, il suo manifesto, LA SAGRA DELLA PRIMAVERA, NELKEN, IFIGENIA IN TAURIDE, ORFEO E EURIDICE; mi hanno stupito e agganciato a LEI.

L’interesse dell’uso scenografico è strabiliante; gli oggetti, i colori, la ricerca dell’inconsueto, mi rendono felice, come alla scoperta del primo amore. Sapevo che in me c’era un mondo da scoprire, ma solo PINA mi ha dato la chiave per aprire la porta del mio bagaglio di fantasia e di libertà.

Seguendola nei numerosi tour in differenti città, sia europee, che non, ho trovato quanto amore, questa donna, dall’abito nero, può dare.

PINA BAUSCH ha un seguito di pubblico innamorato, vorrei dire, che non si perde un suo spettacolo; è bello rincontrarsi ogni volta ed essere amici di una moltitudine artistica. Devo dire grazie alle bellissime danzatrici e danzatori, la loro bravura, sia tecnica che estetica è eccezionale; in fotografia, quasi perdo il mio equilibrio e molte volte, mi è accaduto. Il cuore batte forte, sotto una calma apparente, E’ stupendo vedere la bravura di DOMINIQUE MERCY, la sua creatività, il suo umorismo, l’intelligenza del suo minimalismo, mi rendono quasi imbarazzato. Credo di essere stato fortunato, e di vivere una storia circolare che si ripete sempre, come in una giostra, un film che non finisce mai. Amo questa, sola, unica danza che è in me e che non posso toglierla dalla mia mente. La musica, è come una rosa rossa che si apre pian piano, che sorregge la danza e la fa vibrare in tutto il teatro; malinconica, sofferente, tenera, dolcissima, io l’ascolto lungamente per entrare in sintonia con il movimento. E’ questo il grande mondo dei contatti, delle serate di danza con il pubblico e tra il pubblico. PINA BAUSH assolve il suo compito d’intrattenitrice, ballando con chi la invita a danzare e tutti insieme si divertono a fare le gag e riprovare umoristicamente i passi di danza della compagnia. Per me questa è una favola magica che sto vivendo, un lungo viaggio intorno all’essere umano. La mia macchina fotografica è una vecchia OLYMPUS. Compatta senza computer, mi è molto fedele e risponde ai miei input in modo discreto e generoso: la ho con me da 30 anni. Io richiedo nelle mie foto una sorta di artigianilità, amo l’opaco nelle mie stampe e i grandi formati e i colori quasi monocromatici. Ho incominciato a fare mostre fotografiche negli anni 90 e ho continuato, nel 97 ad HONG KONG, nel 2000 a BOLOGNA città EUROPEA della Cultura con il titolo “IL SOGNO E’PINA BAUSCH” un viaggio tra le diverse città bagnate dal mare come LISBONA, ROMA, PALERMO, LOS ANGELES(LA CALIFORNIA), HONG KONG; un cammino fotografico tra i colori marini, uno specchio d’acqua pittorico. E’ questo il mio intento e il mio evento, una sorta d’installazione, una liberazione dagli schemi classici delle  exhibitions,  ma la ricerca di una tavolozza di colori, la nostra passione mediterranea. L’installazione in una mostra è una creazione scenografica di fotografie che prendono volumi, forme, spazi e arricchiscono il pensiero dell’autore che non si sofferma all’evidente, ma va oltre i confini della realtà. Con questo intento, fotografo da ben 27 anni solo per Pina Bausch.

Chiuso nel suo fotogramma, l’autore cerca di individuare vie di fuga, soluzioni alternative che possano tracciare un percorso di autentica poetica. Con questi presupposti continuerò a lavorare per PINA BAUSCH maestro di un genere che ha cambiato il mondo, il teatro/danza.

FRANCESCO CARBONE

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