esibizioni

MOSTRA FOTOGRAFICA

OMAGGIO A PINA BAUSCH
TEATRO VALLEOCCUPATO

ROMA
OTTOBRE 2012

Con le sue coreografie ha rivoluzionato profondamente tutto il mondo del teatro e della danza. Le profonde emozioni che le sue creazioni hanno suscitato sin dal 1973 hanno ispirato coreografi e registi di cinema e teatro creando un prima e un dopo Pina Bausch. A tre anni dalla scomparsa, la coreografa e regista che ha cambiato il volto della danza e del teatro del secondo Novecento rivive a Roma al Teatro Valle Occupato nella mostra di Francesco Carbone, il fotografo che per quasi trent’anni l’ha seguita come un’ombra. In mostra le foto migliori che Carbone ha scelto dal ricchissimo archivio del vasto repertorio del Wuppertal Tanz Theater, diretto dall’artista tedesca dal 1973, con sede a Wuppertal, un omaggio ai suoi emblematici Stucke e un veicolo per addentrarsi nell’universo della creatrice del Tanztheater e riviverlo con lei.

 

Fotoreporter e fotografo di teatro e cinema, Francesco Carbone dal 1982 si e’ dedicato quasi esclusivamente al teatro di Pina Bausch, seguendo la sua compagnia in varie parti del mondo.
I suoi scatti, selezionati dalla stessa Pina Bausch, in parte raccolti nel volume “Vieni, balla con me”, edito in Francia, Germania e in Italia (2007) con testi di Leonetta Bentivoglio, utilizzati per manifesti, programmi di sala e mostre in tutto il mondo, riescono a restituire l’atmosfera, l’intensita’ e l’emozione della scena. E di emozione sono imbevute le parole di Carbone, che non esita a definire Pina “la sua musa”.
Nella mente del fotografo sono impresse le diapositive dei ricordi. La chiamata di un amico che lo strappa alla cronaca.
E’ il 1982: Carbone di giorno collabora con quotidiani e settimanali, la sera, in giro per teatri. Un mondo che lo ha sempre affascinato. “Non fare il pigro – racconta – mi dice il mio amico – chiama questa compagnia in Germania, vedrai che è quello che fa per te”. Una settimana dopo e’ a Wuppertal. “Prima di incontrare Pina – aggiunge – il suo manager mette subito in chiaro le cose: ‘Non faccia il fotografo italiano per favore’, mi dice. La nostra mania di scattare a ripetizione non era gradita, ho subito capito”. L’incontro con Pina e’ segnato da un particolare. “Quando le ho detto che avevo studiato fotografia e cinematografia in Polonia, il suo volto è cambiato in una espressione che mi ha colpito”. Bausch, figlia di esuli ebrei polacchi, e’ incuriosita dal fotografo, l’ho invita a mangiare a casa. Amante degli spaghetti alle vongole e del Chianti, offre al suo ospite un pasto italiano. “E mi dice”, ricorda Carbone: ‘non voglio che tu rubi niente. Quando avro’ voglia di essere fotografata te lo dirò e tu fotograferai’. “Cosi’ mi capitava di scattare sulla scena, durante le prove, ma soprattutto nei momenti di pausa. Ricordo un servizio in una brasserie di Parigi, i ritratti, i suoi occhi stanchi dopo 14 ore di lavoro, ma vivi. Sempre alla caccia di una sfumatura, di un particolare. Era una donna curiosa, che sapeva parlare con le persone, sapeva mettersi in relazione. Le guardava, ne studiava i movimenti. E per la scelta dei ballerini non guardava la bellezza esteriore, ma cercava qualcosa di piu’ profondo. ‘Devono avere l’arte dentro’, diceva”.

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