Nel Bistrot del Teatro Vascello di Roma una selezione di scatti del fotografo Francesco Carbone, artista dell’immagine che ha dedicato la sua vita a Pina Bausch.

Dal 23 . 11 . 2014 al 06 . 01 . 2015

ROMA – TEATRO VASCELLO, VIA GIACINTO CARINI 78

Nel Bistrot del Teatro Vascello di Roma è allestita una mostra fotografica preziosa. E’ un Omaggio a Pina Bausch a firma di uno dei suoi collaboratori più stretti, il fotografo Francesco Carbone, un professionista dell’immagine che ha dedicato la sua vita alla coreografa tedesca seguendo la compagnia Wuppertal Tanz Theater per 27 anni.

In mostra fino al 15 dicembre e poi di nuovo dal 22 dicembre 2014 per tutte le feste natalizie, una selezione di foto che mettono a nudo i tratti distintivi di Carbone: una sperimentazione fotografica in movimento, che ben si sposa con l’intenzione di Pina Bausch di non aderire ad un metodo fisso, ad un sistema, piuttosto “un percorrere il mare, bisogna lasciar montare l’onda e cavalcarla”.

Fotografo professionista dal 1972, Carbone dal 1976 si concentra sulla danza contemporanea e dal 1980 inizia a seguire in tutto il mondo gli spettacoli del Wuppertaler Tanztheater di Pina Bausch, da Los Angeles a Hong Kong, da Vilnius a Parigi, da Lisbona a Tokio. Le sue fotografie venivano poi selezionate dalla stessa Bausch, per illustrare i manifesti, le brochure, i programmi di sala e gli inviti delle varie manifestazioni, oltre ad essere pubblicate sulle più importanti riviste del mondo e in numerosi libri sull’artista tedesca.

L’incontro con la Bausch è così raccontato dallo stesso Carbone: “Quando ho incontrato Pina Bausch per la prima volta, il mio cuore ha avuto un sussulto: forse una perdita di orientamento; stavo di fronte ad una donna in nero, un volto chiaro, gioioso, curioso, pieno di sorrisi. Ero lì, a Wuppertal, per il mio primo lavoro, per fare foto a questa grande artista, musa ispiratrice di un mondo interiore. Ero molto turbato, sotto una calma apparente, eppure di fronte a lei quasi tutto si acquieta, i ruoli tornano al loro posto ed il ritmo lavorativo prende corpo. Lei mi indica la sua sala da ballo e inizia tra me, la macchina fotografica e la coreografa tedesca, un lento venire di sguardi di occhiate di parole difficili da decifrare… un cammino stava per nascere. Dentro sentivo vibrare corde tese, la mia macchina fotografica lavorava al mio comando con un incedere elegante, teso a cogliere l’attimo, il movimento. Il movimento è lo spirito del mio essere fotografo: è per questo che io sogno… il sogno è, vive ed è meraviglioso”.